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il Libro degli Ospiti
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L’AEROPORTO
“… Si può oggi pensare un assetto del territorio senza … valutare la sua evoluzione storica per coglierne i cambiamenti e configurare la sua conformazione attuale e su questi dati, che divengono sperimentali, basare il suo sviluppo futuro? …” [1]. Ovviamente no! La conoscenza storica, in senso globale, di un luogo è elemento fondamentale per qualificare quel bagaglio informativo indispensabile per ogni intervento progettuale. Essa non è una esercitazione accademica fine a sé stessa e neppure da questa possiamo far scaturire modelli sociali ed insediativi da riproporre così come erano nel passato al fine di porre soluzione ai nostri problemi ambientali. Dalla conoscenza storica scaturiscono modalità sociali, economiche e giuridiche che hanno portato alla formazione di un determinato assetto territoriale che sono di vitale importanza per una corretta comprensione del paesaggio, in senso lato, e per la sua riprogettazione. Quest’ultima dovrà tener conto di quei valori irrinunciabili, propri del territorio e rappresentati dalla memoria storica da salvaguardare e valorizzare alla luce delle esigenze di vita attuali. E’ diventato patrimonio culturale comune la necessità di non distruggere, nella pianificazione territoriale, le importanti testimonianze storiche [2]. La Valdichiana, “campagna urbanizzata” [3], dove l’azione umana, che dura da migliaia di anni, ha modellato il paesaggio a noi noto con opere monumentali di disboscamento, di regolazione dei corsi d’acqua, di bonifica globale, di coltivazione, di architettura rurale, nessuno e per nessun motivo la può distruggere. In questa valle “… il patrimonio che oggi arriva a noi, come testimone, il quale a nostra volta lo dobbiamo passare a chi verrà dopo di noi, proseguendo con attenzione ed intelligenza il gioco delle combinazioni tra natura ed attività umane … è un ambiente profondamente plasmato dall’economia e dalla cultura … ed è l’espressione più complessa e profonda della civiltà di un popolo …” [4]. I piani territoriali non possono contenere la negazione della cultura del territorio altrimenti faranno opera più distruttiva di quella dei “barbari” che distrussero le città romane. Inoltre, nel caso di previsioni di assetti territoriali profondamente invasivi nel territorio, quali infrastrutture come un aeroporto, la V.I.A. prevede anche la partecipazione della popolazione coinvolta. In particolare, le esigenze dei cittadini dovrebbero essere recepite e tenute in seria considerazione mantenendo vivo “… il principio della salvaguardia del territorio …” [5]. Altri stati europei, come la Francia, molto più sensibili a questioni di forte impatto “ambientale”, hanno redatto studi sull’impatto psicologico di importanti infrastrutture. Ciò premesso, il Comune di Arezzo in data 19 dicembre 2003, ha adottato il Piano Strutturale che all’art. 119 – Ambito M 5.3 prevede un’area “potenzialmente destinata” per la realizzazione di un aeroporto [6]. Al punto 3, del citato articolo, si evince che tale area è stata individuata in Valdichiana ed esattamente in località Manziana. Proprio quella fascia di territorio occupata da parte dell’ex fattoria granducale di Frassineto e dai poderi della fattoria del Capponi di Firenze. Tale area, contraddistinta da lievi collinette, da terreni di colmata, da rii, fossi e scoli della bonifica e da numerose case poderali “leopoldine” – risalenti al XVIII secolo - la riteniamo ampiamente descritta, da quanto precede, in termini storici, culturali, architettonici, paesaggistici, nonché ambientali, turistici e produttivi odierni; essa possiede tutte le caratteristiche e requisiti richiesti dal Titoli VI – Invarianti Strutturali e Tutele Strategiche. Tali norme prevedono il raggiungimento dei seguenti obiettivi: · “ … prevenzione degli effetti ambientali negativi e loro riduzione, al fine di raggiungere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso, evitando il trasferimento di inquinanti da un settore all’altro; · protezione delle bellezze naturali; · tutela delle zone di particolare interesse ambientale; · mantenimento qualitativo e quantitativo delle risorse naturali … “ [7]. Inoltre all’art. 41 vengono individuate altre Invarianti Strutturali come “ … oltre all’edilizia rurale di pregio, gli altri edifici presumibilmente di antica formazione in quanto presenti al Catasto Lorenese ed al Catasto di Impianto … “ [8] . Così pure l’art. 47 – Viabilità Storica “ … Il Piano Strutturale individua le strade il cui tracciato risulta ancora coerente a quello al Catasto Lorenese e al Catasto di Impianto; il Regolamento Urbanistico per tali strade dovrà predisporre apposita documentazione conoscitiva sulla quale basare norme di tutela e quando possibile, di riqualificazione … “ [9]. Oltre alla tutela sopra citata, il Piano Strutturale prevede all’art. 203 il “… Parco della Bonifica Idraulica … “. Si evince chiaramente che “ … Il Parco interviene nel contesto delle aree agricole della bonifiche della Valdichiana ed individua quale struttura principale tutte le aree di pertinenza dei manufatti e degli edifici agricoli legati alla bonifica, i manufatti e gli edifici stessi e tutta la rete dei canali e dei percorsi storici … Il Regolamento Urbanistico dovrà disciplinare un intervento finalizzato al recupero, alla riqualificazione, rifunzionalizzazione e valorizzazione dell’impianto della bonifica idraulica, anche attraverso la creazione di un sistema di fruizione turistico-culturale. Gli interventi dovranno tenere conto dei seguenti indirizzi: · creazione di accessi principali organizzati con parcheggi e strutture provvisorie di accoglienza a Ponte alla Nave a nord, a Frassineto a sud; · realizzazione di un collegamento pedonale-ciclabile di circa 12 Km di lunghezza, possibilmente sulla strada alzaia; · realizzazione di punti sosta lungo il percorso ciclo-pedonale … “[10]. Ritenuto che la località Manziana possiede ampiamente ed in modo consolidato tutti i requisiti d’invarianza strutturale e che la stessa si trova al centro del “Parco della Bonifica Idraulica”, previsti dal Piano Strutturale, è fortemente incompatibile con il territorio la realizzazione di qualsiasi tipo di aeroporto in quanto infrastruttura profondamente invasiva e devastante. Un aeroporto in località Manziana porterebbe altri danni incalcolabili. Basti pensare che a Malpensa si sta cercando di valutare la reale estensione georeferenziata della curva isofonica dannosa in un’area avente un raggio di 15 Km, e 15 Km dalla Manziana comprendono tutta la città di Arezzo, Laterina, Castiglion Fibocchi, Civitella della Chiana, Castiglion Fiorentino, Monte San Savino e parte dei comuni di Foiano della Chiana e Cortona compreso l’Ospedale della Fratta. Da una interrogazione parlamentare si può riscontrare che l’aeroporto di Malpensa produce anche altri danni: “ …inquinamento ambientale, addirittura piogge di nafta e tetti scoperchiati e soprattutto una gigantesca svalutazione degli immobili collocati a ridosso dell’aeroporto e preesistenti al medesimo … “ [11]. Vi sono poi le pesanti ricadute sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini. Una indagine epidemiologica promossa dall’Azienda U.S.L. di Varese, condotta sulle casalinghe residenti intorno a Malpensa ha rilevato sonno insoddisfacente, risvegli notturni, stati d’ansia, parole mal percepite, con frequenza tre volte superiore rispetto ad altre persone. Le malattie allergiche sono più del doppio mentre le cefalee le nevrosi ansiose sono il 30% in più. Stessi dati vengono dalle prescrizioni mediche dell’area, con consumo di ansiolitici e sonniferi doppio rispetto alla città di Varese. Per quanto concerne gli aspetti economici relativi alla gestione di un’infrastruttura aeroportuale, simile a quella ipotizzata dal Comune di Arezzo, guardiamo alle realtà di Siena e Perugia. L’aeroporto di Siena è attualmente collegato regolarmente solo nel periodo primaverile ed estivo con tre voli settimanali a/r verso Olbia, Monaco e Vienna. In inverno non vi sono voli di linea. Nel 1998 i passeggeri trasportati a Siena sono stati 2.431. Valore, questo, trascurabile rispetto ai 4.300.000 turisti che annualmente visitano la città di Siena [12]. L’aeroporto “Internazionale” dell’Umbria, di Perugia, unico nella vicina regione, ha al momento due collegamenti giornalieri per Milano Malpensa, svolti con aeromobili Alitalia ATR 42 da 66 posti. Nel corso del 2000 i passeggeri sono stati 52.000. Se ne deduce che i milioni di turisti in queste due città non arrivano con l’aereo ma con il treno, l’auto ed il pullman. Merita dare anche uno sguardo al rapporto costi-ricavi di una realtà aeroportuale come quella senese. Nel 1999 i ricavi sono stati di lire 55.951.834 contro lire 1.230.406.603 di costi di produzione, con un miliardo e 180 milioni di perdite. Nel 2000 i ricavi sono scesi a 40.095.068 di lire mentre i costi sono saliti a lire 1.233.081.965, aumentando il disavanzo. I proprietari dell’Aeroporto di Siena sono lo Stato, la Provincia, la Camera di Commercio ed i Comuni di Siena e Sovicille, tutti riuniti in percentuali differenti in un Consorzio. Nel solo 2000 l’Amministrazione Provinciale di Siena ha erogato al Consorzio dell’Aeroporto 2.550.000 di lire per lo sviluppo delle attività produttive e 1.550.000.000 di lire per sanare le pendenze arretrate del 1998-99. Nonostante gli sforzi della proprietà, le compagnie aeree non appaiono interessate ad aprire collegamenti, neppure di fronte a comodati gratuiti posti in essere dal Consorzio. Nonostante i pochissimi voli dell’aeroporto senese sono state accertate significative svalutazioni degli immobili di tutta l’area circostante e un grosso rischio di inquinamento da idrocarburi alle falde freatiche limitrofe. L’aeroporto dell’Umbria appartiene alla Società SASE, di cui fanno parte a vario titolo la Provincia di Perugia, il Comune di Perugia, la Camera di Commercio, l’Assoindustriali, la Banca dell’Umbria e la Sviluppo Umbria. Nel dicembre 2003 la SASE si è vista costretta a ricostituire il capitale sociale in quanto si era ridotto per perdite di bilancio. L’Aeroporto internazionale dell’Umbria occupa attualmente 36 dipendenti (di cui 10 a tempo determinato)[13]. Sappiamo come anche a Malpensa, nonostante la sua vastità, i posti di lavoro creati siano stati di molto inferiori alle aspettative. Invece dei 50.000 posti di lavoro promessi dal Governo nel 1994 grazie all’arrivo dell’aeroporto, a cinque anni dalla sua apertura Gianpietro Fanchini, Presidente del Comitato Ovest Ticino, l’8 dicembre 2003 affermava: “sono passati ormai cinque anni dall’apertura di Malpensa 2000 … ben poche delle sbandierate opportunità economiche e lavorative hanno trovato compimento… a cosa si riduce per il nostro territorio il grande vantaggio economico? Pochi posti di lavoro, per lo più di scarsa qualità e mal retribuiti, qualche struttura ricettivo – alberghiera che fa discreti affari al prezzo della deturpazione del territorio, dell’aumento esponenziale dell’inquinamento acustico e atmosferico e di forti negatività sulla salute” [14].
Conclusioni
Ecco dunque, come un aeroporto in Valdichiana, più che creare benessere, sviluppo ed occupazione, porterebbe solo grossi problemi: - Alle finanze pubbliche, del comune, della provincia e di altri enti, visto che i soldi dei contribuenti dovrebbero venire stornati da “voci” più importanti e da esigenze più immediate, per andare a ripianare i forti debiti causati dalla gestione di un aeroporto. Non dimentichiamo poi le parecchie decine, se non centinaia, di milioni di euro (miliardi di lire!) che occorrerebbero per la realizzazione dell’opera. - All’ambiente, considerando i danni causati dall’inquinamento da rumore, dagli scarichi gassosi della combustione degli idrocarburi, dalla percolazione in falda delle acque meteoriche e di lavaggio transitate sulle aree asfaltate adibite a sosta ed a pista per gli aerei. - Al paesaggio, tenendo conto dell’impatto devastante di una struttura così grande su di un’area di pregio come questa porzione di Valdichiana. - all’occupazione, dato che la presenza di un aeroporto causerà il blocco degli investimenti nel turismo, nell’agriturismo, negli sport equestri, nell’agricoltura specializzata e biologica. Causerà altresì la chiusura di molte strutture ricettive collegate al turismo e di molte aziende agricole e questo in un’area enormemente più vasta di quella prettamente aeroportuale. Quindi, perdita di centinaia di posti di lavoro certi e già esistenti, per poche decine di lavori incerti, di basso livello e malpagati. - al valore intrinseco delle abitazioni, tenendo conto che secondo le statistiche, in media, ogni decibel di rumore di un’area aeroportuale riduce dello 0,6% la valutazione di un’abitazione. E come sopra specificato, l’isofona dannosa si estende a parecchi chilometri dalla pista aeroportuale. - alla sicurezza, sapendo che un aeroporto di grosse dimensioni attrae personaggi di ogni genere, che le cronache spesso portano alla ribalta. Per non parlare di rischi di altra natura e ben più gravi.
Da quanto precede, chiediamo la immediata cancellazione di ogni riferimento ad un nuovo aeroporto da qualsiasi previsione del Piano Strutturale del Comune di Arezzo.
Gennaio 2004
[1] Prof. Arch. Maria Valeria Erba, Prof. Ing. Corrado Casci – Introduzione al Convegno, in: A.A.V.V. – Atti del Convegno internazionale di studio. Approccio multidisciplinare per la pianificazione e lo sviluppo del territorio, Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze, Arezzo 1988, pag.41. [2] Questa è opinione consolidata di eminenti urbanisti e Docenti di Architettura, vedi nota precedente, del Politecnico di Milano, dell’Università di Genova, Firenze, Venezia e di Università Statunitensi ed Inglesi. [3] Idea prevalente dei Proff. Giovanni Cherubini e Zeffiro Ciuffoletti, in: Zeffiro Ciuffoletti (a cura di) - L’uomo e la terra. Paesaggio agrario e prodotti di qualità. Paesaggi Toscani – Alinari, Firenze 2002, pag. 7. [4] Tito Barbini (Assessore Regionale Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca) –Introduzione, in: Zeffiro Ciuffoletti (a cura di) – L’uomo e la terra. Paesaggio …, op. cit., pagg. 4-5. [5] A.A.V.V. – Atti del Convegno …, op. cit. pag. 357. [6] Comune di Arezzo, Assessorato Assetto del Territorio, Urbanistica, Edilizia, Centro Storico – Piano Strutturale – Arezzo 19-12-2003, art. 119 pagg. 52-53. [7] Comune di Arezzo, … – Piano Strutturale …, op. cit., punto 3, art. 37, pag. 13. [8] Comune di Arezzo, … – Piano Strutturale …, op. cit., punto 1 art. 41, pag. 15. [9] Comune di Arezzo, … – Piano Strutturale …, op. cit., punto 1 art. 47, pag. 17. [10] Comune di Arezzo, … – Piano Strutturale …, op. cit., punto 3 art. 203, pagg. 102-103. [11] Interrogazione del parlamentare Delmastro Delle Vedove al Ministro dell’Ambiente il 23 luglio 2002. [12] Regione Toscana – Toscana 2003. Tempo libero e cultura, Numero speciale di Toscana Notizie, n° 12, 25-10-2003, pag. 13. [13] Questi dati sono stati desunti dai relativi siti internet degli aeroporti di Siena e Perugia. [14] Vedi il sito internet del Comitato Ovest Ticino (Covest). |
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