|
il Libro degli Ospiti
il Libro degli Ospiti
|
LA VALDICHIANA IERI
CENNI STORICI
La Valdichiana è un’ampia vallata del Centro Italia, compresa nelle provincie di Arezzo, Siena e Perugia. Essa ha una lunghezza di circa 70 chilometri ed una larghezza media di 20 chilometri. Il fiume che ha dato il nome a questa valle si chiamava Clanis. La parte valliva della Valdichiana è interessata da depositi fluviali, lacustri e palustri, con ciottoli ed argille sabbiose di origine continentale; questo strato è sovente coperto da materiale detritico dei coni di deiezione, vale a dire da quel materiale ammassato, dai corsi d'acqua recenti ed anche attuali, allo sbocco delle valli e vallecole laterali alla valle.
Le notizie sulla Valdichiana, che ci provengono dall’antichità, pur essendo frammentarie, ci consentono di affermare che, in epoca etrusca e romana, il fiume Clanis scorreva longitudinalmente da nord verso sud e non dava luogo ad impaludamenti [1]. Addirittura Plinio parla di navigabilità almeno fino al Tevere [2]. Ritrovamenti archeologici dimostrano una ricca presenza di insediamenti agricoli anche a quote inferiori al livello raggiunto dalle acque palustri nel tardo medioevo [3]. Questa valle, il cui fiume principale aveva una lievissima pendenza verso sud, opposta a quella di oggi, è stata sempre sotto il vigile controllo degli uomini. La “Etrusca disciplina” non doveva essere solo un modo di dire, ci sono studi e prove archeologiche [4], non solo sull’abilità idraulica degli Etruschi ma anche sulla coltivazione intensiva dell’intera Valdichiana. Uno dei più grandi studiosi della civiltà Etrusca, Jacques Heurgon, professore di archeologia alla Sorbona, afferma: “… è a Chiusi e ad Arezzo, che troviamo i granai dell’Etruria più ricchi per quantità e per qualità. Si vantano raccolti miracolosi di questi Tusci campi, che davano un prodotto di quindici volte la semente,… Chiusi ed Arezzo erano famosi anche per il loro grano tenero, la siligo… I vini etruschi erano noti in Grecia … [5]. In epoca romana, a dimostrazione dello sfruttamento agricolo intensivo, la Valdichiana, che apparteneva a tre municipi: Chiusi, Cortona ed Arezzo, fu oggetto di una pianificazione territoriale a scopi strettamente agricoli. Tracce toponomastiche della centuriazione [6] sono presenti in tutta la valle [7]. Il fiume Clanis, che attraversava longitudinalmente la valle, nasceva nel punto in cui si distaccava un ramo dal fiume Arno, nei pressi di Arezzo, confluiva nella valle e da qui si riversava, attraverso il Paglia, nel Tevere [8]. Il Clanis congiungeva il bacino dell’Arno casentinese con il bacino del Tevere. Nel 15 d. C. il senato di Roma esaminò un piano per invertire il corso del Clanis e far defluire le acque della Valdichiana verso Firenze onde limitare le pericolose inondazioni periodiche del Tevere.. Chiaramente Firenze protestò e non se fece nulla anche a causa delle difficoltà tecniche per la realizzazione di un’opera del genere [9]. Non ci sono regioni italiane le quali, per tre millenni, abbiano avuto, come la Valdichiana, periodi di splendore e di decadenza. Splendore dovuto al ruolo svolto sul piano economico e politico per il considerevole potenziale produttivo e la posizione privilegiata di controllo di mezza Italia centrale. All’opposto, delle circostanze storiche (decadenza dell’impero romano, invasioni di popoli guerrieri calati dal nord Europa) e naturali (difficile idrografia da tenere sempre sotto controllo), prima del mille, hanno reso insalubre l’intera vallata [10]. Così l’abbandono agricolo della Valdichiana e della manutenzione di fossi e corsi d’acqua, determinarono, lentamente, il rialzamento del livello del terreno delle zone centro meridionali della valle a causa dell’enorme massa di detriti terrosi portata dai numerosi torrenti e fiumi. Il deflusso del fiume Clanis verso sud diventò sempre più precario e piano piano la palude occupò, per molti secoli, le terre più fertili sino alla quota di circa 250 m. s.l.m. [11]. I terreni adiacenti agli acquitrini, lasciati al loro destino, si coprirono di fitte boscaglie [12]. Nel Medioevo, la popolazione conviveva abbastanza facilmente sia con la palude sia con il bosco. Dalla prima traeva sostentamento alimentare con il pesce pescato abbondantemente e il bosco era utilizzato per far legna ma soprattutto per l’allevamento del maiale. Animale, quest’ultimo, di vitale importanza alimentare nel medioevo.
Convogliare
e raccogliere le acque in una zona ristretta era un modo, medievale, per
liberare i terreni palustri e nel contempo stabilizzare un bacino idrico che
potesse essere utile per la pesca, per la raccolta di cannucce e per altre
esigenze. Il lago di Brolio ne era un esempio, ma tale tecnica non aveva niente
a che fare con la bonifica. I primi interventi che, in qualche modo, possono
essere annoverati, oggi, come lavori di bonifica, risalgono alla prima metà del
XIV secolo
[13].
Poco dopo Nel XV secolo, a più riprese, Firenze ordina di scavare un “fosso maestro” ed affida la manutenzione al “Magistrato dei sei di Arezzo”. Si può dire che la comunità aretina manifesta un maggiore interesse verso la Valdichiana in termini idrografici ed economico-politici. Ancora, però, sia gli studi che gli interventi, non possiedono quel rigore scientifico e tecnico che caratterizzerà i secoli successivi. La difficile realtà idrografica ha richiamato, dal XVI al XIX secolo, nomi di scienziati illustri ed ingegneri come Leonardo da Vinci, Antonio Ricasoli, Galileo Galilei, Enea Gaci, Evangelista Torricelli, Benedetto Castelli, Tommaso Perelli, Leonardo Ximenes, Pietro Ferroni, Pio Fantoni, Vittorio Fossombroni, Alessandro Manetti, solo per citare i più importanti. Molti ritengono che le bellissime mappe di Leonardo, eseguite fra il 1502 ed il 1503, siano state il primo vero studio di bonifica della Valdichiana [15]. Nella prima metà del XVI secolo, diverse comunità della Valdichiana e qualche ente religioso, al fine di favorire investimenti finanziari della ricca e potente famiglia Medici di Firenze, volti a bonificare le zone paludose o alluvionali della vallata, pensarono di cedere a tale casata, a livello perpetuo, tutti i terreni ricoperti dalle acque. Fu una buona idea, la quale contribuì grandemente all'immenso sforzo di bonifica protrattosi per vari secoli. Per prima fu la comunità di Foiano, che nel 1525 delibera di cedere a Ippolito de’ Medici tutto il terreno ricoperto dalle acque con “l’obbligo” di prosciugarlo. Nel 1532 il Comune di Castiglion Fiorentino cede a papa Clemente VII de’ Medici, in rappresentanza della propria casata, il territorio impaludato. Seguirono altre cessioni, fra cui quelle dei Monaci della Badia di Arezzo del 1545. Nel medesimo anno Cosimo I de Medici ordinò una "generale confinazione" dei terreni della sua famiglia [16]. Il primo vero rilievo topografico della Valdichiana viene eseguito, con un certo rigore scientifico, nel 1551, da Antonio Ricasoli per volontà di Cosimo I dei Medici, il quale aveva “buoni motivi” per studiare come bonificare parte della valle.
Da qui si
ricavano importanti notizie. La palude, terreno da bonificare, perché così si
era incominciato a parlare
[17],
era 56.734 staiora (pari a circa 9.600 ettari) di cui 5.818 si trovavano nel
territorio senese, 38.150 in quello di fiorentino (poi granducale) e 12.766
nello Stato della Chiesa. La Chiana riversava le acque in Arno dal Porto di
Puliciano, se pur con grande lentezza. Da qui fino al porto di Foiano le acque
erano stagnanti: questi due porti erano allo stesso livello. Da Foiano l’acqua
defluiva, lentamente, verso sud. I porti erano dei punti, in corrispondenza di
talune comunità, in cui esistevano strutture di attracco per modeste
imbarcazioni, come zatteroni per il trasporto di cereali, che potevano navigare
nella palude. In località Manziana, il podere che oggi possiede il numero civico Per tutto il XVI secolo non si può parlare di vera bonifica mancando un vero progetto organico. Le terre ora in mano alla famiglia granducale, in parte liberate dalle acque, divennero “di fatto” proprietà privata dei Medici che organizzarono in poderi, riuniti in fattorie e condotti a mezzadria. Nella prima metà del XVII nacquero due scuole di pensiero e comunque due filoni di scienza idraulica in contrasto fra di loro per bonificare la Valdichiana. La prima, basandosi sul processo di essiccamento, consisteva nel prosciugamento della valle mediante escavazione del canale maestro lungo tutta la Chiana ma dotato di pendenza sufficiente per convogliare le acque in Arno in concomitanza con l’abbassamento della Chiusa dei Monaci. L’altro metodo si basava sull’uso delle colmate, quindi consisteva nel rialzamento, mediante alluvione, delle zone basse del centro sud della valle, in modo tale che questa presentasse, a lavoro completato, un’idonea inclinazione a fare defluire l’acqua verso l’Arno. Il sostenitore del primo metodo fu il matematico di Castiglion Fiorentino, Enea Gaci. Così nel 1635 presentò, a Ferdinando II dei Medici, il primo progetto di bonifica della Valdichiana, completo, cioè riguardante l’intera estensione della valle. Egli voleva abbassare almeno due o tre braccia la Chiusa dei Monaci e proporzionalmente scavare il canale della Chiana. Galileo condivideva questo progetto ma ormai era “caduto in disgrazia” e non aveva influenza sul governo granducale come nel passato [20]. Il Granduca rispose solo 10 anni dopo con Evangelista Torricelli, matematico di corte, che fu nettamente contrario. Il noto scienziato, riteneva il metodo Gaci economicamente svantaggioso e pericoloso per Firenze. L’obiettivo di ottenere grandi estensioni di terre da mettere a coltura non giustifica l’enorme spesa da sostenere per eseguire i complessi lavori per l’essiccazione della valle, tanto più che il facile deflusso di queste acque in Arno preoccupava fortemente i fiorentini come causa di alluvioni [21]. L’autorevole posizione del Torricelli è stata interpretata da molti storici, giustamente, come un forte freno per la bonifica, non solo in quel momento, ma fino al 1838 circa. Fra questi due filoni è il secondo ad ottenere i maggiori consensi e dalla metà del XVII, sino al 1827, le colmate caratterizzano il sistema di bonifica. Si dà subito avvio all’opera, così nel 1645 l’ingegnere fiorentino Giuliano Giaccheri inizia, per primo, ad usare le colmate nella Valdichiana meridionale [22]. Per tutto il secolo XVII la bonifica andava avanti con questa tecnica supportata da altri lavori come l’allargamento del canale [23]. Per circa 70 anni sembra quietato il dibattito tecnico scientifico sulla Valdichiana. Intanto nel 1668 venne stilato il primo accordo fra la Santa Sede ed il Granducato di Toscana. Nel 1704 le fattorie, di proprietà privata del granduca ed amministrate dallo scrittoio delle Possessioni: Bastardo, Frassineto, Chianacce ed Acquaviva avevano un’estensione complessiva di 23.152 staiora. Le fattorie dell’Ordine Religioso di S. Stefano, cedute per vendita, da parte di casa Medici, a metà del sec. XVII, erano nel 1704: Montecchio, Fonte a Ronco, Foiano e Bettolle con un’estensione totale di 47.334 staiora [24]. Quest’ultime erano sempre controllate dal Granduca in quanto rivestiva la carica di Gran Maestro dell’Ordine. Lentamente, di anno in anno, in terreno prosciugato aumentava e così pure l’estensione delle fattorie citate.
Nel 1723
venne costruito un regolatore a Valiano (Callone), uno sbarramento controllato,
mediante cateratte, contro le eventuali inondazioni della parte meridionale.
Intanto si era riacceso il forte dibattito fra eminenti scienziati e tecnici,
Ximenes a favore del Gaci, il matematico Perelli invece era contrario. A porre
fine a questa diatriba e soprattutto mettere in primo piano il risanamento
definivo della Valdichiana e con essa l’agricoltura è Pietro Leopoldo.
L’agricoltura, in senso moderno e produttivo, è al centro del dibattito politico
e questo è dovuto fondamentalmente ad Angelo Tavanti, Direttore (Ministro) del
Dipartimento delle Finanze e nato in Valdichiana
[25].
Il Granduca, da buon illuminista voleva rendersi conto concretamente e
razionalmente dei problemi, volle così visitare personalmente la valle negli
anni 1769, 1777,1778,1781 e 1785. Il Granduca, nelle prima visita, capì
chiaramente che “ …
è manifesta la necessità di tener nella Val di
Chiana
una persona intendente che
Dopo il Fossombroni, nel 1827, la bonifica venne affidata, per circa 10 anni, a Federico Capei. Tale scelta è stata ritenuta da molti studiosi sciagurata per motivi sia tecnici che amministrativi. Nel 1838, finalmente, la direzione passa ad un ingegnere ritenuto da molti il primo vero tecnico esperto di bonifica idraulica: Alessandro Manetti [28]. Egli abbandonò in parte la tecnica di bonifica per colmata ed adottò anche quella per essiccamento, proposta 200 anni prima dal Gaci, abbassò sensibilmente la Chiusa dei Monaci, realizzò due canali laterali che confluivano nel canale maestro, uno di destra ed uno di sinistra, nei quali riversare torrenti con acque torbide. Con questo accorgimento tecnico le acque si sarebbero depurate prima di entrare nel canale maestro e quindi contribuire a ridurre notevolmente il pericolo del ristagno. Questa direzione venne mantenuta fino al 1861. Dopo l’unificazione dell’Italia gli interventi sulla Valdichiana appartengono alle competenze di Enti sottoposti ai Ministeri. Un soggetto di rilievo, in questa fase, fu l’Ing. Carlo Possenti, Ispettore del Genio Civile di Arezzo, che abbassò, ancora una volta, la Chiusa dei Monaci. A fine ‘800 questo manufatto risultava abbassato di circa 10 metri rispetto all’originario impianto. Nel XX secolo la bonifica della Valdichiana è da considerarsi completata, c’è solo la necessità di interventi di manutenzione. Non si ebbero novità importanti fino al secondo dopo guerra quando nel 1961 nasce l’Ente Autonomo di Irrigazione della Valdichiana con compiti anche di bonifica e razionalizzazione dell’impiego delle acque. Il dibattito fra questo Ente, la Provincia di Arezzo, vari Comuni si conclude con la realizzazione dell’invaso di Montedoglio le cui acque dovranno, in un futuro ormai prossimo, irrigare la Valdichiana. Il processo di radicale trasformazione di questo territorio, protrattosi per molti secoli e con un dispendio di risorse economiche ed umane ingenti, ha inciso profondamente sull’economia, sulla architettura, sulla cultura ed oggi la Valdichiana è orgogliosamente lì a testimoniare quanto è accaduto. Tutti dovranno essere rispettosi di quanto e come la “storia” ha determinato e prodotto in questa valle, una fra le più belle e significative d’Italia.
[1] Tacito – Annales, liber I, 79. [2] Plinio – Naturalis Historia, III, 5.Per l’intera bibliografia si rimanda a: Roberto G. Salvadori – la Valdichiana e la sua bonifica. Rassegna bibliografica. Università degli Studi di Siena Dipartimento di Studi Storico-Sociali e Filosofici. Centro Stampa dell’Università, s.d.. [3] La palude raggiunse quota 250 m s.l.m., si veda quindi: AA. VV., Nuovi contributi per una carta archeologica del territorio castiglionese, a cura del Gruppo Archeologico della Valdichiana, Calosci, Cortona 1993. AA. VV., Castiglion Fiorentino, un nuovo centro etrusco, Calosci, Cortona 1995. [4] Santino Gallorini – Castiglion Fiorentino. Dalle origini etrusco-romane al 1384 – Calosci, Cortona 1992, pag. 20. [5] Jacques Heurgon – Vita quotidiana degli etruschi – Il Saggiatore, Milano 1985, pag.154. [6] La centuriazione era la divisione dei terreni agricoli destinati alle assegnazioni dei coltivatori. La centuria era un terreno quadrato suddiviso, a sua volta, in altri 100 lotti quadrati assegnati ad altrettante famiglie. Ognuno di questi era 2 iugera. Quest’ultima unità di misura equivaleva al terreno che poteva arare un paio di buoi in una giornata. [7] Alberto Fatucchi – L’Età romana, in: A.A.V.V. - Le vicende storiche della Valdichiana dagli Etruschi alla bonifica dell’età moderna – Atti e Memorie dell’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo, 1982, pagg. 323 e segg. [8] Carlo Starnazzi – Leonardo Cartografo – Istituto Geografico Militare, Firenze 2003, pag. 10. Nicola Meacci – Itinerario d’architettura nella Valdichiana aretina – Editrice Grafica L’Etruria, s.l., 1997, pag.9. Alberto Fatucchi – L’Età romana, in: A.A.V.V. - Le vicende storiche…, op. cit., pag. 332. [9] Tacito – Annales, I, 76. Si veda anche nota precedente. [10] Alessandro Moro – contributo alla storia dell’intervento di bonifica in Valdichiana, in: A.A.V.V. - Le vicende storiche…, op. cit., pag. 371. [11] Oggi tutti gli studiosi sono concordi in questo. Si veda, in particolare: Gemma Valenti – Le conseguenze dell’impaludamento nei territori di Tegoleto ed Alberoro alla metà del XIII secolo, in: A.A.V.V. - Le vicende storiche…, op. cit., pagg. 341 e segg.. Santino Gallorini – Castiglion Fiorentino. Dalle origini etrusco-romane al 1384 – Calosci, Cortona 1992, pag. 20. Moreno Massaini –La Valdichiana e le sue acque, in: La Voce del Vicariato, Puliciano, 1980 e segg. [12] Nella Valdichiana, attualmente del comune di Arezzo, sono ampiamente documentate le selve di Agutolo, di Vallagine, di Frassineto, oltrepassando il Clanis si trovava la selva di Alberoro. Si veda: Ubaldo Pasqui – Documenti per la storia della città di Arezzo – Arezzo 1899 e segg., vol. I, pag. 87. [13] Stefano Meacci – Lavori ed interventi pubblici nella chiana aretina tra XIV e XV secolo, in: Fraternita dei Laici, Arezzo– Annali Aretini, VIII-IX – All’Insegna del Giglio, Firenze 2001, pagg. 19 e segg.. Dal 1339 il comune di Arezzo provvederà alla manutenzione del “fossatum novum” costruito fra i ponti di Arezzo, presso Pieve al Toppo, e Ponte alla Nave. Si veda: Ubaldo Pasqui, op. cit., III, p. 45. [14] Alcuni studiosi ritengono che la prima costruzione risalga al XII secolo. Si veda: Ivo Biagianti – Agricoltura e bonifiche in Valdichiana (secoli XVI – XIX) – Centro Editoriale Toscana, Firenze 1990, pag. 169. [15] Esse sono: Windsor R. L. 12682 r; Windsor R. L. 12278 r (questa è quella più bella e famosa); Codice Atlantico f. 918 r; Windsor R. L. 12277; Codice Atlantico f. 910 r.. Tutte queste carte sono oggi riprodotte in: Carlo Starnazzi – Leonardo Cartografo…, op. cit.. [16] Giovan Battista Del Corto – Storia della Valdichiana – Forni Editore (ristampa anastatica), Bologna 1971, pag.99. Alessandro Moro – contributo alla storia dell’intervento di bonifica in Valdichiana, in: A.A.V.V. - Le vicende storiche…, op. cit., pag. 371 e segg.. [17] Una volta prosciugati questi territori, la famiglia granducale dei Medici, sarebbe diventata proprietaria dei terreni più fertili della valle. Si veda: Ivo Biagianti – Agricoltura e bonifica in Valdichiana (secoli XVI-XIX) – Centro Editoriale Firenze, 1990, pag. 12. [18] Questo importante Registro del Canale Maestro si trova presso l’Archivio Comunale de Foiano della Chiana e le carte del catasto leopoldino si trovano presso L’Archivio di Stato di Arezzo: Sezione P2 della Mansiana, Sezione O2 del Pian di Puliciano, foglio primo. [19] Vittorio Fossombroni – Memorie idraulico storiche sopra la Valdichiana – Atesa Editore (ristampa anastatica), Bologna 1976, pagg. 206-207. [20] Il Sommo Galilei era troppo provato dallo straziante processo del 1633. [21] Credenza dimostrata scientificamente infondata nel 1844 dall’ingegnere Manetti. Si veda Ivo Biagianti – Agricoltura e bonifiche …, op. cit., pag.181. [22] Collegio Ingegneri della Toscana – Bonifica della Valdichiana…, op. cit., pag.21 ed anche Vittorio Fossombroni – Memorie idraulico storiche …, op. cit., pagg. 212-215. [23] Giovan Battista Del Corto – Storia della …, op. cit., pag.245. [24] Gabriella Contorni – Le grandi fattorie della Valdichiana, in: Collegio Ingegneri della Toscana – Bonifica della Valdichiana…, op. cit., pagg. 85-86. [25] Angelo Tavanti, nato a Puliciano il 24 gennaio 1714. Studente del seminario vescovile di Arezzo e poi presso le scuole Pie di Firenze sotto la guida del grande Odoardo Corsini. Successivamente si iscrive all’università degli Studi di Pisa e nel 1739 si laurea in legge. Si perfeziona a Roma. Nel 1746 viene chiamato nel governo toscano come segretario del Consiglio di Finanze e nel 1770 ne diventa Direttore. Da quest’anno sarà il più importante uomo politico ed avrà i maggiori contatti con il Granduca Leopoldo. Morirà a soli 68 anni nel 1782 e verrà sepolto nella Basilica di S. Croce di Firenze. Per saperne di più si veda: Moreno Massaini – Angelo Tavanti da vinattiere a ministro delle finanze. Un illustre pulicianese del settecento, in: AR Notiziario turistico, anno XXII n° 231, gennaio-febbraio 1998. [26] Arnaldo Salvrestrini (a cura di) - Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena. Relazioni sul governo della toscana – Leo S. Olschki Editore, Firenze 1970, pagg. 229-230. [27] Ivo Biagianti – Agricoltura e bonifica …, op. cit., pag.177. [28] Aveva cominciato a lavorare sotto il Fossombroni in Valdichiana già dal 1816. |
scriveteci!
|